CODE DI LUCE

Tutto era iniziato con un’installazione che avevo chiamato “code nel buio”: i cetacei stanno in acqua, i capodogli a profondità incredibili, dove la luce non penetra. Di conseguenza anche la loro colorazione è… inesistente. Le code di capodoglio che avevo dipinto erano di fatto in bianco e nero (o quasi – un po’ di blu e di verde, qualche giallo ci sta…).

Eppure, in quanto mammiferi, che respirano aria, i cetacei sono indissolubilmente legati anche alla superficie. La loro sopravvivenza, come quella di quasi tutti gli esseri viventi, dipende dal sole, che dà l’avvio a tutta la catena alimentare. Da qui nasce il progetto “code di luce”: ai dipinti a tempera ho sovrapposto, in elettronico, dei gradienti colorati. Vuol essere l’unione tra il particolarissimo adattamento agli abissi dei mammiferi marini e la fonte di ogni forma di vita, la luce del sole.