Codamozza, la balenottera che attraversò il Mediterraneo senza coda


Per anni, nelle acque del Mediterraneo occidentale, i ricercatori hanno imparato a riconoscere una particolare balenottera comune. Era una femmina che, già prima del 1996, aveva perso il lobo sinistro della coda. L’avevo avvistata durante una delle crociere di Tethys e per questo l’avevo chiamata Codamozza.

Poi, nell’estate del 2019, accadde qualcosa di ancora più drammatico: un secondo incidente le provocò la perdita dell’intera coda, l’organo che per una balena è fondamentale per la propulsione. Le cause sono con ogni probabilità una delle due: una collisione con un’imbarcazione o un impigliamento in una rete o una lenza. O forse entrambe, in successione.

Eppure Codamozza non scomparve. Nonostante fosse gravemente debilitata e sempre più magra, continuò a nuotare. Grazie alle segnalazioni e alle fotografie raccolte dai ricercatori, fu possibile seguirne gli spostamenti per quasi un anno: dal settembre 2019 al luglio 2020 percorse almeno 7.000 chilometri, attraversando il Mediterraneo fino ad arrivare alle coste della Siria,  per poi tornare, e morire, nel Santuario Pelagos dove per tante estati era stata avvistata.

Era la prima volta che una balenottera conosciuta nel Mar Ligure veniva documentata così lontano, nel Mediterraneo orientale. La sua vicenda ha quindi rivelato qualcosa di importante sui movimenti di questi grandi cetacei, ma soprattutto ha reso visibile una realtà che normalmente rimane nascosta: gli effetti, spesso devastanti, delle attività umane sulla vita dei singoli animali.

Il suo ultimo incidente sembra essere avvenuto proprio all’interno del Santuario Pelagos, l’area internazionale istituita per proteggere balene e delfini nel Mediterraneo occidentale. La storia di Codamozza ci ricorda così che tracciare confini sulla carta non basta a proteggere animali che, come lei, possono attraversare migliaia di chilometri di mare. Per conservarli davvero, occorre proteggere l’intero ecosistema in cui vivono e ridurre le minacce lungo tutto il loro viaggio.

Ma la storia di Codamozza è anche una storia di collaborazione. Per quasi un anno, ricercatori e osservatori di diversi Paesi hanno condiviso segnalazioni, fotografie e informazioni ogni volta che la incontravano lungo il suo viaggio. Un grande sforzo collettivo che ci ha permesso di ricostruire il suo straordinario percorso e che è confluito prima in un poster presentato all’European Cetacean Society (ECS) e poi in un lavoro scientifico, realizzato grazie al contributo di tutti coloro che, in luoghi diversi del Mediterraneo, hanno incrociato la strada di Codamozza. Maddalena Jahoda



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>