MINACCE

Quando non è il buio a far paura

Una serie di quattro dipinti vuole illustrare alcune delle più gravi minacce che incombono oggi sui cetacei. nell’ordine:

le collisioni con le navi (il quadro è ispirato al mio incontro con “Freddy”, un capodoglio del Mediterraneo con delle profonde ferite da elica);la cattura accidentale nelle reti da pesca, comprese quelle abbandonate; l’inquinamento acustico, e in particolare i sonar LFAS capaci anche di uccidere interi branchi di animali; la plastica in mare; i capodogli ne ingoiano grossi pezzi. E se vedete come sono fatte le sue prede principali, dette “umbrella squid” capite perché. Qui gli ombrelloni simboleggiano i manufatti umani che finiscono in mare e vengono scambiati per cibo.

Le reti da pesca sono da sempre una delle principali minacce alla sopravvivenza dei mammiferi marini. Se vi restano impigliati non possono più venire in superficie a respirare. Oggi le famigerate spadare, che tantissime vittime hanno mietuto proprio tra i capodogli, sono proibite dall’Unione Europea, ma tutt’ora usate illegalmente nei nostri mari. Tempera su tela.

Freddy è solo uno dei grossi cetacei del Mediterraneo che portano sul corpo vistose e inequivocabili cicatrici dovute quasi sicuramente a una collisione con una nave. In questo dipinto, realizzato dopo averlo avvistato in mare, gli squarci un po’ surreali che segnano questo animale. Tempera su tela.

I capodogli spesso ingeriscono grossi pezzi, addirittura interi teli di plastica, forse scambiandoli per cibo. Il loro preferito sono i calamari che in inglese si chiamano “umbrella squid”. Nel quadro manufatti degli umani che nulla hanno a che vedere con gli abissi si “trasformano” in cibo… Tempera su tela.

Il mare è il regno del silenzio? Niente affatto: l’inquinamento acustico, causato da traffico marittimo, prospezioni petrolifere, lavori sottomarini e sonar militari interferisce con la comunicazione e l’orientamento dei cetacei. Tempera su tela.