Code nel buio

Chiamatela “contaminazione” tra arte e scienza, chiamatela divulgazione scientifica alternativa: ho dipinto 50 code di capodoglio per spiegare quanto siano unici, preziosi, fragili questi grandi cetacei dei nostri mari.

Con la tecnica della fotoidentificazione è possibile riconoscere ogni singolo individuo: il profilo della coda, le tacche, a volte le chiazze bianche sono come un’impronta digitale. Non serve solo a creare un’”anagrafe” dei cetacei, permette anche di stimare il numero di frequentatori abituali di una certa zona. Nell’area di studio di Tethys, grande circa come la Lombardia e la Liguria messe assieme, si stima ne vivano circa 50.

Sembrano tanti? Non lo sono. Tanto è vero che sono riuscita a dipingerli tutti.

Ognuno dei quadri è ricavato dal profilo reale dell’animale, e ognuno è diverso da tutti gli altri.

Ognuno ha un nome, una storia, un posto nell’insieme.

Se ne manca uno, il quadro non sarà mai più lo stesso.

Tutti insieme formano questa installazione che prende il nome dal buio degli abissi in cui questa specie è capace di immergersi a profondità incredibili; facciamo sì che non siano oscure anche le prospettive per la loro sopravvivenza.

CODAMOZZA

La balenottera che ha perso la coda e che “conosco” fin dal 2005, quando ancora ne aveva metà, vuole rappresentare una disperata voglia di vivere, di sfuggire al suo inferno, quasi sicuramente dovuto all’uomo. E’ magrissima e scavata ma ciononostante percorre il Mediterraneo in lungo e in largo nel tentativo di sfuggire al suo destino. Di più su Codamozza

QUANDO NON È IL BUIO A FAR PAURA

Una serie di quattro dipinti vuole illustrare alcune delle più gravi minacce che incombono oggi sui cetacei. nell’ordine:

le collisioni con le navi (il quadro è ispirato al mio incontro con “Freddy”, un capodoglio del Mediterraneo con delle profonde ferite da elica);

la cattura accidentale nelle reti da pesca, comprese quelle abbandonate;

l’inquinamento acustico, e in particolare i sonar LFAS capaci anche di uccidere interi branchi di animali;

la plastica in mare; i capodogli ne ingoiano grossi pezzi. E se vedete come sono fatte le sue prede principali, dette “umbrella squid” capite perché. Qui gli ombrelloni simboleggiano i manufatti umani che finiscono in mare e vengono scambiati per cibo.

SORRIDONO I DELFINI?

In Mediterraneo ci sono 8 specie diverse. Ho voluto guardarle in faccia. Sorridono davvero? Non sempre…